
La mattina del 15 gennaio 2026 si è spento Beppe Andreis, a 87 anni, dopo una lunga vita dedicata con passione alla professione che aveva scelto, Psicologo e Psicoanalista: le due insieme.
La sua formazione, in anni in cui non esistevano corsi e percorsi ben definiti, ha seguito il suo desiderio, la sua acuta intelligenza, il suo intuito nel trovare i luoghi e le persone più stimolanti ed aperte a condividere i suoi interrogativi, i suoi progetti. Non ha perso negli anni questa modalità di formazione, continuando a proporre ai più giovani gruppi di lavoro, non tanto per trasmettere le sue conoscenze, quanto per sostenere la tensione alla ricerca.
Il suo interesse per lo studio e la cura dei disturbi psichici è stato saldamente agganciato alla dimensione collettiva e relazionale, aprendosi anche a quella politica ed organizzativa quando gli era chiaro quanto il malessere derivasse da un malfunzionamento sociale.
Convinto sostenitore dei servizi pubblici nell’assistenza e nella salute mentale, ha lavorato presso l’ASL TO4 dove ha raggiunto incarichi direttivi. Non si è occupato solo della psichiatria adulti, ma anche di altri aspetti di fragilità psichica, la disabilità, la marginalizzazione, la minorità. Ha avviato la pratica dell’affido familiare in Piemonte, seguendone poi la realizzazione anche a livello nazionale.
Convinto dell’importanza della figura dello Psicologo e dello Psicoterapeuta, consapevole del particolare transfert che si sviluppa al suo indirizzo, ha lavorato negli anni ’90 per il suo riconoscimento e la sua promozione, collaborando attivamente alla costituzione in Piemonte dell’Ordine degli Psicologi.
Grazie alla competenza acquisita nel campo della clinica della terza età, dove si trattava per lui di far valere una depatologizzazione della vecchiaia e l’efficacia di un ascolto analitico della parola dell’anziano, gli viene affidato nel 1997 e per molti anni, dall’Università di Torino, il corso a contratto di Psicologia gerontologica.
A partire dall’interesse per questa tappa della vita, a fronte delle difficoltà logistiche connesse, soprattutto nelle zone non urbane, inizia ad occuparsi della realizzazione della telemedicina, agli albori di questa modalità di cura, con l’occhio attento a come ridurre gli effetti della perdita della presenza fisica.
La sua attività come Psicologo non si è mai disgiunta dal suo essere un analista. Anzi, è la Psicoanalisi che ha orientato e nutrito la sua pratica di Psicologo, disponendolo a tenere in conto nella relazione l’inconscio e quel soggetto che sorge proprio dall’interrogazione di cosa non si sa. Freud naturalmente, e poi Lacan, in un’epoca, gli anni 80, in cui questi era introdotto in Italia in un’aura di diffidenza e di rifiuto. Un incontro felice e congeniale a Beppe, alla sua curiosità, alla sua intraprendenza nell’inoltrarsi su sentieri appena tracciati, al suo coraggio; incontro che non gli ha mai impedito di dialogare e lavorare con tutti.
Presente all’atto di fondazione a Torino della prima sede dell’Association Lacanienne Internationale nel 1989, ha partecipato alle sue iniziative fino alla fine, vivace, generoso e diretto nel confronto, provocatorio a volte, nel contrasto di ogni retorica.
I suoi amici e colleghi lo ricordano con stima ed affetto, con rimpianto.
Torino, 18 gennaio 2026
(Note redatte da Renata Miletto)