Atlante. Dialoghi per una cultura della pace

Casa della Psicologia, Torino

settembre-dicembre 2026

In un presente segnato da guerre e divisioni, l’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi del Piemonte invita la cittadinanza a un ciclo di incontri per riflettere sulle possibilità del dialogo, della convivenza e della trasformazione. Psicologia, filosofia, spiritualità, arte e letteratura si intrecciano in un percorso di voci e prospettive per interrogare il nostro tempo e immaginare nuove forme del vivere insieme.

Nel tempo inquieto che attraversiamo – segnato da ostilità che si moltiplicano e fratture che si irrigidiscono – l’Ordine degli Psicologi del Piemonte promuove, per il 2026, Atlante. Dialoghi per una cultura della pace. Non un ciclo di conferenze, ma una costellazione di soste nel pensiero; non un programma di lezioni, ma una mappa di incontri in divenire. Un “atlante”, appunto, per orientarsi in uno dei nodi più profondi dell’esperienza umana. La pace non è qui assunta come evidenza né ridotta a parola d’ordine: è interrogata, piuttosto, nella sua forma più esigente: quale figura fragile e sempre incompiuta dell’abitare insieme; come tensione che attraversa – e non elude – lo scontro; e come opera che domanda vigilanza e profondità, raccoglimento ed esercizio. Alle origini stesse della riflessione psicologica si affaccia, del resto, un’intuizione decisiva: che il conflitto non sia tanto un accidente da rimuovere, quanto una radice. E se, come riteneva Eraclito, “Polemos è padre di tutte le cose”, in esso si inscrivono insieme le possibilità della distruzione e quelle della trasformazione: non può darsi pace senza attraversamento del dissidio, né comprensione senza esposizione all’alterità. Atlante si offre allora come spazio di ascolto e di riflessione aperto e rivolto alla cittadinanza, in cui il sapere psicologico entra in risonanza con altre forme di conoscenza – letteratura, filosofia, teologia, arte, musica, mito – nel tentativo di tracciare, insieme, linee di orientamento dentro la complessità del presente. Particolare rilievo è dato al confronto con le tradizioni monoteistiche – cristianesimo, ebraismo e islam – nel segno di un dialogo, necessario e attuale, che non annulla le differenze, ma le custodisce come condizioni di senso; un colloquio aperto, al contempo, agli orizzonti spirituali dell’oriente e attento alle prospettive laiche del pensiero contemporaneo. In questo intreccio di voci, Atlante invita a sostare, a pensare, a esporsi. A riconoscere che la pace non è un luogo, ma un cammino, che domanda, oggi più che mai, responsabilità e consapevolezza.

Saluti istituzionali di Giancarlo Marenco, Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte

Introduce e modera Riccardo Bernardini, Segretario dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte

L’ingresso, aperto alla cittadinanza, è libero e gratuito; è richiesta l’iscrizione. Seguirà, dopo ogni conferenza, un aperitivo e un momento di dialogo informale aperto a tutti i/le presenti.

Con il Patrocinio di Regione Piemonte, Città metropolitana di Torino, Città di Torino, Ordine dei Giornalisti del Piemonte, Ordine degli Avvocati di Torino

 

16 settembre

Hafez Haidar

Semi di pace da Le mille e una notte al Corano:

l’Islam e il radicalismo spiegati all’Occidente

La conferenza prenderà avvio dalla vicenda di Shahrazàd e dello spietato re Shahriyàr, una delle storie più potenti della letteratura universale. Tradito dalla moglie e devastato dal dolore, il sovrano decide di sposare ogni notte una giovane vergine per farla poi uccidere all’alba, trasformando il proprio trauma in una spirale di violenza e vendetta. A interrompere questo destino è Shahrazàd, che sceglie di offrire se stessa per salvare le altre donne del regno. Attraverso il potere del racconto, la giovane conduce il re, notte dopo notte, in un lento cammino di trasformazione interiore: le sue storie dischiudono nuovi orizzonti di immaginazione, di empatia e di consapevolezza, fino a sciogliere il desiderio di vendetta e a restituire al sovrano la capacità di amare e di governare con giustizia. La vicenda di Shahrazàd sembra così rivelare anche una profonda verità psicologica: la violenza nasce spesso da una ferita che non ha trovato parola, mentre il racconto, l’ascolto e l’immaginazione possono aprire la strada alla riconciliazione e alla pace. Le Mille e una notte si rivelano, in questa prospettiva, non soltanto una straordinaria raccolta di novelle, ma una riflessione senza tempo sulla possibilità di trasformare il conflitto. Accanto a questo capolavoro della tradizione orientale, la conferenza si soffermerà sul Corano, esplorandone quei passi che invitano alla misericordia, alla giustizia e alla convivenza. Attraverso una lettura libera da stereotipi e semplificazioni, Hafez Haidar offrirà strumenti per comprendere più profondamente l’Islam e per distinguere il messaggio spirituale del testo sacro dalle derive del terrorismo e del radicalismo, mostrando come anche nella tradizione coranica siano custoditi autentici semi di pace, oggi più che mai necessari.

Hafez Haidar (Baalbeck, 1953), scrittore, poeta e traduttore libanese, ha insegnato Lingua e Letteratura araba all’Università di Pavia. Ha precedentemente ricoperto l’incarico di Segretario presso il Consolato Generale del Libano a Milano dal 1978 al 1996. Cavaliere (nomina conferita dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel 2014), Ufficiale (nomina conferita nel 2022 dal Presidente Sergio Mattarella) e Commendatore Commendatore dell’Ordine al Merito (2026) della Repubblica Italiana, è Direttore generale internazionale della Camerata dei Poeti di Firenze, nonché Ambasciatore della Fondazione Gariwo (Giardino dei Giusti) per i diritti umani – una prestigiosa istituzione che lavora per far conoscere e promuovere le storie di chi ha scelto il bene, anche nei momenti più bui della storia, raccontando le vite di uomini e donne che, di fronte ai genocidi, alle dittature e ai crimini contro l’umanità trovano il coraggio di agire per salvare vite, difendere la dignità umana e opporsi all’odio. Nel 2017, “per l’incessante impegno a favore del dialogo interreligioso della convivenza pacifica tra cultura cristiana e islamica”, è stato candidato al Premio Nobel per la Pace e, nel 2019, al Premio Nobel per la Letteratura. Presidente onorario del premio giornalistico Maria Grazia Cutuli e Testimonial del premio giornalistico Pratola, ha pubblicato diversi libri e bestseller, tra cui ricordiamo La letteratura araba. Dalle origini all’età degli Abbasidi (1995), Il custode del Corano (2006), Come sigillo sul tuo cuore. Le storie d’amore nella Bibbia e nel Corano (2006), Le donne che amavano Maometto (2007), Il viaggio notturno del Profeta (2008), La prediletta del Profeta (2010), Le mille e una notte (2014), Il complotto delle donne di Maometto (2014), L’ultimo profeta. Gibran nel mio cuore (2014), Il nuovo profeta (2017), Lezioni di Pace. Il Corano, l’Islam e il terrorismo spiegato ai miei allievi (2017), La voce del profeta (2020) e Dal Corano alla Divina Commedia (con Orazio Antonio Bologna, 2021). È tra i principali curatori e traduttori in italiano dell’opera di Khalil Gibran. È di notevole rilevanza, inoltre, la sua traduzione del 2001 de Le mille e una notte, pubblicata da Mondadori. Menzionato nel Dizionario comparato delle religioni monoteistiche (Piemme) come uno dei maggiori studiosi delle Religioni del Libro a livello mondiale, diffonde da anni la cultura della pace e del dialogo tra i popoli, attraverso conferenze, seminari e congressi in Italia e all’estero. Scritta in collaborazione con Rita Coruzzi e a cura di Edith Maria Frattesi, è uscita quest’anno la sua autobiografia, L’uomo della pace.

Hafez Haidar

 

7 ottobre

Gabriella Caramore

Religioni: conflitto e casa comune

 

Siamo consapevoli, sostiene Gabriella Caramore, che parlare di “religioni” significhi fare riferimento a una astrazione. Ogni religione si è costituita nei secoli, con caratteri diversi a seconda del tessuto sociale, cultuale, politico nel quale si è formata. Ma ogni dialogo necessita di semplificazioni. Il problema che sembra urgente affrontare fa riferimento a una costante delle diverse tradizioni: ciascuna – in maniera e misura sua propria e con mille ramificazioni all’interno – si è sempre dibattuta tra una tensione universalistica e una identitaria. Le religioni possono irrigidirsi dentro un confine, dentro una appartenenza, dentro una sclerosi della dottrina, oppure aprire spazi di confronto, di riconoscimento reciproco, di feconda accettazione dell’altra. In questa fase della nostra storia, quando sembrano vincere i conflitti e la rivoluzione tecnologica sembra esaltare un istinto di distruzione, occorre allora più che mai elaborare strategie di convivenza comune, sapendo che è in gioco la nostra sopravvivenza e quella del pianeta, e che non c’è altra via se non riscoprire nella fragilità creaturale che ci abita, un possibile luogo di incontro, responsabilità e senso condiviso.

 

Gabriella Caramore, nata a Venezia, ha vissuto e studiato a Padova, dove si è laureata in Filosofia con una tesi sul pensiero giovanile di György Lukács, di cui anni più tardi ha curato per Adelphi l’edizione italiana del Diario 1910-1911 (1983). Dal 1972 vive e lavora a Roma. La sua attività di scrittura e di parola, mossa inizialmente intorno a interessi letterari e filosofici, si è orientata nel tempo anche verso una attenzione al problema religioso, inteso come “luogo di confine della conoscenza” (Paul Tillich). Saggista, autrice di trasmissioni radiofoniche e di radio documentari dedicati a figure e temi della cultura soprattutto europea, dal 1993 al 2018 ha curato e condotto il programma di cultura religiosa “Uomini e profeti” per RAI Radio3. Dal 2002 al 2005 ha insegnato Religioni e comunicazione all’Università di Roma “La Sapienza”; nel 2012 ha ricevuto dalla Facoltà valdese di Teologia di Roma la Laurea Honoris Causa in Teologia. Ha diretto una collana di testi di spiritualità per la casa editrice Morcelliana. Collabora a diverse testate culturali. Tra i suoi libri, ricordiamo La fatica della luce. Confini del religioso (2008), Nessuno ha mai visto Dio (2012), Come un bambino. Saggio sulla vita piccola (2013), Pazienza (2014), 5 Variazioni sul credere (con altri autori, 2014), La vita non è il male (con Maurizio Ciampa, 2016), Croce e Resurrezione (2018), La parola Dio (2019), L’età grande. Riflessioni sulla vecchiaia (2023) e il più recente Ciò che in me sente, sta pensando. Sul divenire dei corpi (2026).

Gabriella Caramore

 

28 ottobre

Evelina Christillin

Una strada per la pace. La tutela del patrimonio artistico e culturale

 

La tutela del patrimonio culturale è un tema più che mai attuale e riguarda l’intera umanità. Il dibattito sulla sua distruzione non riguarda soltanto siti archeologici, monumenti storici e manufatti del passato perduti o gravemente danneggiati, ma anche le persone che li hanno vissuti, celebrati e identificati come parte della propria eredità culturale e che oggi sono morte o fuggite a causa della guerra. In tal senso, Gaza rappresenta solo l’ultimo di una serie di eventi distruttivi che, in contesti bellici e non solo, stanno causando perdite irreparabili in tutto il mondo. In questo quadro, il ruolo dei musei assume una rilevanza centrale. Non più luoghi che custodiscono il passato all’interno di teche polverose, ma istituzioni proiettate verso il futuro che, attraverso la ricerca, l’innovazione e il dialogo con la società, tengono viva la memoria di civiltà del passato e delle comunità che le incarnavano. Come illustrato nel volume Le memorie del futuro, i musei possono diventare spazi aperti di creazione della memoria collettiva e di costruzione di una cittadinanza attiva, affinché il patrimonio culturale continui a essere una risorsa viva, condivisa e generatrice di futuro.

 

Evelina Christillin, laureata in Storia e Demografia storica, Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana (2023), si dedica a sport e cultura, oltre ad aver svolto attività accademica all’Università di Torino presso la cattedra di Storia moderna. Dal 2012 è Presidente del Museo Egizio. È stata Presidente dell’ENIT, del Teatro Stabile di Torino e dell’Orchestra Filarmonica del Teatro Regio di Torino. Nel 1998-99 è stata Presidente Esecutivo del Comitato Promotore Torino 2006 guidandolo al successo nell’ottenere i XX Giochi Olimpici Invernali, che le sono valsi il “Collare d’oro Olimpico”. È stata successivamente Vicepresidente Vicario del comitato organizzatore dei Giochi Olimpici Torino 2006. Ha fatto parte della Giunta Nazionale del CONI, con delega speciale alle Olimpiadi del 2006. Dal 2018 al 2024 è stata Vicepresidente del Consiglio Direttivo dell’Associazione Milano Smart City, mentre da aprile 2016 ad aprile 2025 è stata rappresentante della UEFA nel FIFA Council e Consigliere di Amministrazione di Crédit Agricole Italia. Dal 2022 è Consigliere di Amministrazione del Teatro Stabile della Città di Napoli e dal 2025 è Componente del Consiglio Generale di Fondazione Passadore 1888. Nel 2021, per Einaudi, ha pubblicato Le memorie del futuro. Musei e ricerca (con Christian Greco).

Evelina Christillin

 

18 novembre

Romano Màdera

L’interdipendenza e la pace: il contributo di una spiritualità laica

 

L’interdipendenza globale, cioè estesa a tutto il pianeta, è il risultato dello sviluppo capitalistico mondiale che ha intrecciato i mercati delle merci, dei capitali, della forza lavoro con le reti dell’informazione e della conoscenza. La sua concretizzazione più evidente è il World Wide Web. In queste condizioni ogni conflitto locale, ogni guerra regionale, innesca un pericolo di coinvolgimento allargato, al di là dell’occasione locale-temporale del suo inizio. Inutile fare esempi, ma basterebbe ricordare il Sudan del Sud o il conflitto di più di tre decenni in Armenia e Azerbaijan che, indirettamente, riguarda anche la logistica di gasdotti e oleodotti tra Europa e Asia. Che c’entra tutto questo con la spiritualità laica? L’idea è quella che senza uno sviluppo ecumenico forte sui fondamenti delle concezioni del mondo che solo le religioni e le filosofie possono rappresentare, l’idea antropologica, socio-politica, dell’interintradipendenza (faccio notare quell’”intra” che riguarda ovviamente psiche e spirito) non potrà fare sostanziali passi avanti. Per questo si può lavorare a una relazione sempre più stretta e vitale, cioè di reciproco ascolto e collaborazione, tra le diverse spiritualità, non per fare di tutte le erbe un fascio, né tantomeno per consolarsi con un sentimento di tolleranza e di apprezzamento superficiale di ogni differenza: piuttosto, per cercare una vera piattaforma comune di scambio e di reciproco ascolto, capace di imparare dagli altri senza rinunciare alle proprie convinzioni fondamentali. Un mutuo confronto fondato su una idea di spiritualità “laica” nel senso originario della parola, cioè di una spiritualità che riguarda il laos, cioè i popoli interi.

Romano Màdera (1948) è stato professore ordinario di Filosofia morale e Pratiche filosofiche presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. In precedenza ha insegnato all’Università della Calabria e all’Università Ca’ Foscari di Venezia. È membro dell’Associazione Italiana di Psicologia Analitica (AIPA), della International Association for Analytical Psychology (IAAP) e del Laboratorio Analitico delle Immagini (LAI). Fa parte del comitato editoriale della Rivista di Psicologia Analitica. È stato tra i fondatori dei Seminari Aperti di Pratiche Filosofiche e di Philo, Scuola Superiore di Pratiche Filosofiche. È fondatore della Società di Analisi Biografica a Orientamento Filosofico (SABOF). Frequenti e apprezzate sono le sue presenze in radio, in particolare come ospite nel programma “Uomini e profeti” di RAI Radio 3. Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo Identità e feticismo (1977), Dio il mondo (1989), L’alchimia ribelle (1997), C.G. Jung. Biografia e teoria (1998), L’animale visionario (1999), La filosofia come stile di vita. Introduzione alle pratiche filosofiche (con Luigi Vero Tarca, 2003), Il nudo piacere di vivere (2006), La carta del senso. Psicologia del profondo e vita filosofica (2012), Carl Gustav Jung. L’opera al rosso (2016), Sconfitta e utopia. Identità e feticismo attraverso Marx e Nietzsche (2018), Il caos del mondo e il caos degli affetti (con Gordon Cappelletty, 2020), Il metodo biografico. Come formazione, cura, filosofia (2022), Lo splendore trascurato del mondo. Una mistica quotidiana (2022), Cura. Per sé e per il mondo (con Nicole Janigro, 2023), Una spiritualità laica. La vocazione a essere finalmente umani (2025) e il più recente Con dignità non vinta. Partire con sé ma non finire con sé (2026).

Romano Màdera

16 dicembre

Luciano Manicardi e Gian Piero Quaglino

La passione per l’umano

 

Dalla tradizione cristiana, fin dalle sue radici bibliche, emergono alcune pratiche di “pace” che indicano dei movimenti volti sia al “disarmo” interiore che allo spegnimento delle animosità che infiammano i rapporti intraumani e rovinano i rapporti interni a una comunità (“Se vi mordete e divorate a vicenda, badate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri”: Gal 5,15). L’ospitalità, descritta in modo sublime dalla Regola di Benedetto, la mitezza, indispensabile al dialogo, la lotta spirituale, ovvero la guerra interiore che è il prezzo della pacificazione della persona. Quindi la pazienza come attesa dei tempi dell’altro, come arte di vivere l’incompiuto in se stessi e negli altri, come ypomoné, sopportazione, nel senso di porsi sotto all’altro e portarlo come un peso per amore, e come makrothymía, respiro lungo, animo grande, che non si lascia scoraggiare dal dettaglio, dall’incidente di percorso. La rinuncia per combattere la perniciosa logica del possesso (il “mio” e il “tuo”), l’umiltà (la realistica conoscenza di sé) per fuggire il paragone e il confronto da cui nascono invidie e gelosie; l’ascesi delle parole per disarmarle e renderle costruttrici di prossimità, e soprattutto la vigilanza che, attraverso la pratica del silenzio, della solitudine e della quiete (fuge, tace, quiesce), persegue la pacificazione del cuore. Curiosamente (ma non troppo) quest’arte di vivere capace di ospitare in sé ogni “ostilità” rivolta all’esterno (ospitalità e ostilità condividono pur sempre la stessa radice), capace cioè di trasformare l’eterno conflitto tra gli opposti in convivenza “implosa”, si rivela assai risonante con uno dei nuclei centrali del pensiero junghiano e cioè quello per cui vivere è anzitutto “essere un compito per se stessi”. In che cosa consisterebbe questo compito? In nient’altro che nell’espansione del campo di coscienza. E con quale finalità? Con la finalità di realizzare al meglio delle proprie possibilità quel principio di individuazione che, aldilà della formula piuttosto imprecisa che lo risolve nel “divenire se stessi”, può essere meglio espressa come perseguimento e realizzazione di quella singolarità che tocca a ciascuno: singolarità che è anzitutto autenticità (verità di sé), profondità (padronanza del “chiaroscuro”) ed equilibrio permanente (tra gli opposti “conviventi”). Solo il lavoro “psichico” (il laborinthus del lavoro interiore) volto all’espansione del campo di coscienza potrà infatti impedire l’irruzione di quelle temibili forze archetipiche che sono anzitutto proprie della Persona, dell’Ombra e dell’Animus e che potrebbero costituire, se non disarmate, altrettanti pericolosi inneschi inflattivi di ogni genere di conflitto. Il lavoro interiore è dunque indirizzato, in primo luogo, a neutralizzare la falsità (calcolata) della Persona, la malignità (subdola) dell’Ombra e la rigidità (proterva… o “protorva”) dell’Animus. Se è vero che, come Jung afferma, “solo se noi cambiamo, il mondo cambia”, la pacificazione a cui sarà possibile assistere nel mondo esteriore non dipenderà da altro che dalla nostra volontà e capacità di risolvere ogni conflitto nel mondo interiore o, quantomeno, di essere i rigorosi custodi di una pace in noi, per quanto armata, ma pur sempre “a salve”.

 

Luciano Manicardi (1957), monaco, biblista e saggista, è una figura di riferimento nel panorama teologico e spirituale contemporaneo per la sua capacità di coniugare l’analisi biblica con la sensibilità psicologica e antropologica. Si occupa principalmente di esegesi biblica, ma i suoi interventi spaziano dal tema del limite umano alla cura del malato, fino alla riflessione sulla società “post-mortale”. Laureato in Lettere classiche all’Università di Bologna con una tesi sul Salmo 68, fa parte dal 1981 della Comunità monastica di Bose (Biella), dove ha continuato gli studi biblici, è stato responsabile della formazione culturale dei novizi e di cui è stato Priore dal 2017 al 2022. Collaboratore di diverse riviste di argomento biblico e spirituale, tra cui “Parola, Spirito e Vita”, tiene regolarmente conferenze, seminari e predicazioni. Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo Memoria del limite. La condizione umana nella società postmortale (2011), La vita interiore. Dimensioni creative (2014), Il vangelo della fiducia (2014), La crisi dell’età di mezzo (2015), Spiritualità e politica (2019), Fragilità (2020), Rut. I libri della Bibbia (2021), Scrivere il perdono. Gesù e la donna adultera (2022), La passione per l’umano (2023), Lolita, Teheran e noi (con Emanuele Trevi e Claudia Mazzucato, 2023), Elogio della curiosità. Contro l’indifferenza (2024), A cosa serve leggere? (2024), Leggere il presente con gli occhi di domani (2024), La disabilità non è una vocazione (con Simone Stifani, 2025) e Il Cantico dei cantici: l’esperienza erotica (2025). Il suo lavoro più recente è Diventare umani. Una grammatica della vita spirituale (2026).

Gian Piero Quaglino, già professore ordinario di Psicologia sociale, Psicologia dinamica e Psicologia della formazione, ha insegnato per oltre trent’anni all’Università di Torino, dal 1977 al 2010. Nello stesso Ateneo è stato direttore del Dipartimento di Psicologia, presidente del Corso di Laurea in Psicologia (1993-1997), direttore della Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute (2002-2005) e preside della Facoltà di Psicologia (2003-2008). È stato inoltre presidente del Consorzio Interuniversitario per la Formazione (CO.IN.FO., 1994-1999). Attualmente insegna Fondamenti di Psicologia Analitica presso l’Istituto di Psicologia Analitica e Psicoterapia (IPAP), Scuola di Specializzazione presso il Polo Formativo Universitario “Officina H Olivetti” di Ivrea. Ha diretto la collana “Individuo Gruppo Organizzazione” per Raffaello Cortina Editore (1992–2012). È autore di oltre duecento contributi scientifici sui temi della formazione, dell’organizzazione, del gruppo e della leadership, tra cui Fare formazione (1985; 20052), I climi organizzativi (1987), Gruppo di lavoro, lavoro di gruppo (1992), Leadership (1999), Gioco di squadra (2003), La vita organizzativa (2004), Autoformazione (2004), Scene di leadership (curato con Claudia Piccardo, 2006), La scuola della vita. Manifesto della Terza Formazione (2011) e Formazione. I metodi (2014; 20262), oltre ai cinque volumi di Scritti di formazione (1999, 2005, 2006, 2007, 2010). Socio onorario dell’Associazione per la Ricerca in Psicologia Analitica (ARPA, Torino), ha dedicato numerosi lavori al pensiero junghiano, tra cui Modelli del sogno (curato con Silvio Stella, 1994), A spasso con Jung (con Augusto Romano, 2005; 2021), A colazione da Jung (con Augusto Romano, 2006), Nel giardino di Jung (con Augusto Romano, 2010), Carl Gustav Jung a Eranos 1933-1952 (curato con Riccardo Bernardini e Augusto Romano, 2007) e il più recente Pagine junghiane (2025). Ha inoltre curato le edizioni di Aforismi di Carl Gustav Jung (con Augusto Romano, 2012), Aforismi dell’inconscio (con Augusto Romano, 2014), I miti solari e Opicino de Canistris. Appunti del Seminario tenuto a Eranos nel 1943 (con Riccardo Bernardini e Augusto Romano, 2014-2015) e l’edizione italiana di Dream Tending di Stephen Aizenstat (con Riccardo Bernardini, 2013). I suoi libri di taglio più letterario includono Meglio un cane (2015), I quaderni di Eduardo Descondo (2018), Nuovi quaderni di Eduardo Descondo. La Compagnia del Mitra (2019), Abitare la soglia (2019), Incerti versi di Carlos Albasuelo (2019), Premiata ditta Caso&Destino. I quaderni di Eduardo Descondo, Vol. III (2020), Lettera a Mirul di Lumir Medana (2020), Ombre, buio (e Bob Dylan) di Marcelo Malavista (2021), Istituto Pesaventa. I quaderni di Eduardo Descondo, Vol. IV (2024) e Incerti versi di Carlos Albasuelo (2024).

Luciano Manicardi

Gian Piero Quaglino