Nuove regole sui pagamenti della PA ai professionisti

Dal 15 giugno nuove regole sui pagamenti della PA ai professionisti

Dal 15 giugno cambiano le regole sui pagamenti della Pubblica Amministrazione ai
professionisti. La Legge di Bilancio 2026 ha infatti introdotto un regime speciale per i
compensi professionali all’interno dell’art. 48-bis del D.P.R. n. 602/1973.
Tuttavia, l’impatto di questa riforma è stato parzialmente ridimensionato dal decreto fiscale
(D.L. 38/2026, convertito nella Legge n. 88/2026). Vediamo come funziona il nuovo
meccanismo e cosa cambia rispetto al passato.

Il vecchio sistema (fino al 14 giugno)

Introdotto nel 2006, il controllo preventivo sulla regolarità fiscale imponeva alle PA (e alle
società a prevalente partecipazione pubblica) di verificare la presenza di cartelle esattoriali
non pagate prima di effettuare qualsiasi pagamento superiore a 5.000 euro.
Se il debito del beneficiario superava i 5.000 euro, la PA bloccava il pagamento e lo
segnalava all’Agente della Riscossione, che avviava le procedure di recupero
(pignoramento presso terzi).

Le novità del “Regime Speciale” per i Professionisti

La Legge di Bilancio 2026 ha inserito all’interno dell’art. 48-bis il nuovo comma 1-ter, che
delinea una disciplina specifica per gli esercenti arti e professioni basata su tre grandi
pilastri:

  • Abolizione della soglia minima di pagamento: L’obbligo di verifica scatta per i
    compensi di qualsiasi importo, eliminando il vecchio limite dei 5.000 euro.
  • Scomputo diretto (addio al blocco totale): La PA non blocca più l’intero pagamento
    in attesa del pignoramento. Al contrario, agisce direttamente: versa all’Agente della
    Riscossione la quota necessaria a coprire il debito fiscale e accredita al
    professionista l’eventuale somma eccedente.
  • Il correttivo sulle cartelle insolute: Se l’impianto iniziale della Manovra prevedeva
    il controllo per debiti “di qualunque ammontare” (anche di poche centinaia di euro),
    la legge di conversione del decreto fiscale ha fatto un passo indietro. Le parole “di
    qualunque ammontare” sono state sostituite da “per un ammontare complessivo
    pari ad almeno 5.000 euro”
    .

Di fatto, lo scomputo diretto si attiva solo se il debito complessivo del professionista è uguale
o superiore a 5.000 euro.

Esempi Pratici

Ecco come si applicano le nuove regole in concreto:

Scenario Importo Compenso Cartelle Insolute Azione della PA
Caso 1 (Debito sopra soglia) 7.000 € 5.100 € Scomputo diretto: la PA versa 5.100 € alla Riscossione e i restanti 1.900 € al professionista.
Caso 2 (Debito sotto soglia) 3.000 € 1.200 € Pagamento integrale: la PA liquida tutti i 3.000 € al professionista, perché il debito esattoriale è inferiore a 5.000 €.

In conclusione

Il 15 giugno segna un importante cambio di paradigma nei pagamenti pubblici ai
professionisti, anche se l’impatto è stato fortemente attenuato dalla legge di conversione del
D.L. n. 38/2026.
Il passaggio da un sistema con soglia ad un sistema a verifica universale, abbinato ad uno
scomputo diretto ed immediato (anzichè al semplice blocco), introduce un meccanismo più
incisivo di recupero dei crediti erariali, ma anche significativamente più complesso da
gestire.
Per i professionisti la raccomandazione è quella di mettere in regola la propria posizione
con l’agente della riscossione o, quantomeno, attivare una rateizzazione dei debiti a ruola
tale da escludere l’applicazione del nuovo meccanismo.

FOCUS – NUOVE REGOLE